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La Sicilia che lotta contro Cosa Nostra e non si arrende

In un libro targato Di Girolamo una cronologia ragionata ricorda i caduti nella guerra alla mafia dai Fasci ad oggi

Negli ultimi anni si parla molto di ’ndrangheta, in seguito alla Strage di Duisburg [1], e di camorra, grazie all’azione di informazione e denuncia condotta da Roberto Saviano. Tranne nel caso di eventi eclatanti – come l’arresto di Bernardo Provenzano nel 2006 e, sebbene in toni minori, di Salvatore Lo Piccolo nel 2008 – o televisivi, come la fiction Il capo dei capi [2], la mafia, invece, sembra quasi sparita. Non dalla società, ovviamente, ma non cattura più l’attenzione dei mass media. Eppure nei mesi più recenti ci sarebbe stato molto da discutere: un tal Massimo Ciancimino, figlio di un tal Vito Ciancimino, ha deposto per ore davanti ai magistrati. Certo, dichiarazioni che saranno vagliate da chi di dovere, che possiamo ipotizzare in alcune parti non veritiere, ma che hanno avuto come oggetto principale un argomento spinosissimo: la supposta trattativa tra Stato e mafia all’inizio degli anni Novanta, dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio e quelle contro alcuni monumenti nazionali. Il famoso papello [3]. Un argomento che in altri tempi avrebbe avuto l’apertura dei telegiornali, cosa che invece non è successa. Ma questo è solo uno dei tanti esempi possibili.

 

«La magistratura ha parlato di 'mafia sommersa' o 'invisibile' e qualcuno non ha mancato di osservare che essa probabilmente è più forte e radicata di prima, ma per molti rappresentanti dei cittadini la mafia non esiste più o comunque non desta preoccupazione. [...] perché occuparsi di un fenomeno se non estinto comunque in letargo?» (p. 5). Non usa mezze parole Umberto Santino, fondatore del Centro 'Peppino Impastato' di Palermo, dedicato al giovane attivista politico assassinato nel 1978, nel suo libro L’altra Sicilia. Caduti nella lotta contro la mafia e per la democrazia dai Fasci siciliani ai nostri giorni (Di Girolamo editore, pp. 168, € 9,90). Nelle pagine introduttive l’autore denuncia anche l’esistenza di un contesto politico, quello berlusconiano, con un Presidente del Consiglio che fa leggi per risolvere i problemi giudiziari suoi e dei suoi amici, provvedimenti che possono tornare utili ai mafiosi (come lo scudo fiscale, che consente il rientro dei capitali dall’estero garantendo l’anonimato, o il famigerato disegno di legge sulle intercettazioni), un contesto «strutturato all’insegna della 'legalizzazione dell’illegalità', [...] il più favorevole, dall’Unità d’Italia ad oggi, alla ripresa dei fenomeni di criminalità organizzata, nonostante gli arresti e le condanne, al rafforzamento e alla diffusione del sistema relazionale dei gruppi mafiosi, al rilancio del loro ruolo nel contesto economico-sociale e all’intreccio di rapporti con i nuovi potenti» (p. 6).

 

Santino lancia un grido d’allarme: l’opinione pubblica e i mass media non si devono dimenticare della mafia, anche se non fa esplodere più bombe né uccide magistrati e poliziotti. Bisogna parlarne, come ammoniva Paolo Borsellino. L’altra Sicilia ha questo scopo: ricordare i caduti nella lotta alla mafia attraverso un’efficace cronologia ragionata. E associare tale lotta con quella a favore della democrazia, perché «la lotta contro la mafia non è mai stata, e non può essere, una lotta a sé; si può distinguere per alcuni aspetti specifici ma non isolare dal contesto, per la semplice ragione che la mafia non è solo un’associazione criminale, ma è una delle manifestazioni più odiose e violente dei processi di formazione del dominio e di controllo del conflitto sociale» (pp. 26-27). Il titolo è volutamente polemico: accanto ad una Sicilia collusa con la mafia ai vari livelli sociali, politici ed economici – non dimentichiamo che l’ex Presidente della Regione Cuffaro è stato condannato in via definitiva per favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra – esiste una Sicilia che combatte ogni giorno.

 

L’autore individua tre periodi cruciali: il primo va dai Fasci Siciliani fino al Secondo Dopoguerra, protagonista ne è il movimento contadino, con le sue lotte per il miglioramento delle condizioni di vita e la partecipazione democratica; il secondo è rappresentato dagli anni Sessanta e Settanta, durante i quali la battaglia è condotta da minoranze, sia sul piano politico che sociale, da ricondurre all’estrema sinistra (ma non al Pci, che ad un certo punto si trova invischiato nel compromesso storico); il terzo, infine, negli anni Ottanta, con l’entrata in scena della società civile, la nascita di comitati e associazioni, del movimento antiracket, del lavoro nelle scuole e dell’uso sociale dei beni confiscati [4].

 

La cronologia si apre con la strage di Caltavuturo del 20 gennaio 1893, uno dei gli episodi più sanguinosi dei Fasci. Accade che guardie campestri, al soldo dei proprietari terrieri, e soldati dell’esercito sparano sui contadini che avevano occupato quelle terre che avrebbero dovuto essere loro assegnate e che invece erano detenute da alcuni borghesi, uccidendo 13 persone e ferendone 25. Il 1° febbraio viene assassinato a coltellate Emanuele Notarbartolo, già sindaco di Palermo e direttore generale del Banco di Sicilia; scrive Santino che questo delitto «evidenzia fatti gravissimi e pregni di futuro, come il controllo di gruppi politico-affaristico-mafiosi sul Banco di Sicilia, cioè sulla più importante struttura finanziaria siciliana, lo stretto rapporto tra mafia e politica, il ruolo di uomini delle istituzioni nel depistare le indagini e nel coprire i responsabili» (p. 35). Il ricordo dei caduti prosegue fino al 2008, quando il 3 ottobre si suicida, buttandosi da un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo, Adolfo Parmaliana, che aveva denunciato invano le malefatte degli amministratori del Comune di Terme Vigliatore e di altri comuni della provincia.

 

Non esitiamo a definire questo volume come fondamentale, necessario in una biblioteca pubblica o privata: l’attenzione sulla criminalità organizzata deve sempre essere mantenuta alta, e, accanto agli altrettanto importanti lavori di analisi della mafia, filone tuttora fecondo cui appartengono studiosi del calibro di Alessandra Dino e Salvatore Lupo (oltre allo stesso Santino), non vanno assolutamente dimenticate le persone che, lottando contro la mafia e per la democrazia, hanno perso la vita. L’altra Sicilia è la Sicilia che non si arrende, mai.

 

Luigi Grisolia

 

NOTE BIBLIOGRAFICHE

 

[1] – Ricordiamo in particolare le opere di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso nonché quelle dello studioso Enzo Ciconte. Anche Excursus ha dedicato molta attenzione al fenomeno; nel nostro piccolo, ci permettiamo di rimandare ai seguenti articoli pubblicati su questa testata: GAETANINA SICARI RUFFO, La ’ndrangheta: riti di affiliazione e patti di sangue a Milano, in Excursus, anno III, n. 19, febbraio 2011; LUIGI GRISOLIA, I rituali di iniziazione, il summit del 1969 e la guerra mafiosa, in Excursus, anno II, n. 16, novembre 2010; GIUSEPPE LICANDRO, La terribile minaccia che incombe su uno dei territori più belli, in Excursus, anno II, n. 15, ottobre 2010; L. GRISOLIA, L’area grigia della società calabrese dalla quale trae linfa la ’ndrangheta, in Excursus, anno II, n. 13, agosto 2010; G. LICANDRO, Il forte impegno antimafia degli operai africani che si sono stabiliti in Calabria, in Excursus, anno I, n. 2, settembre 2009.

 

[2] – È bene però non dimenticare che fiction e film galleggiano sempre in un delicatissimo equilibrio tra la necessaria e importante denuncia e rappresentazione di un mondo criminale e spietato da condannare, da una parte, e rischio di mitizzazione del medesimo mondo, dall’altra.

 

[3] – Data l’importanza del tema, ci sia consentito di rimandare ancora ad un altro nostro articolo, che si è occupato proprio della questione del Patto tra Stato e mafia: cfr. G. LICANDRO, Il patto inquietante che forse ha mutato la storia d’Italia, in Excursus, anno II, n. 11, giugno 2010. Sulle dichiarazioni di Ciancimino cfr. naturalmente anche MASSIMO CIANCIMINO – FRANCESCO LA LICATA, Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione, Feltrinelli, Milano, 2010: il fatto che gli autori abbiano dovuto sospendere le presentazioni pubbliche del libro per le minacce ricevute deve far riflettere, per quanto nel volume rimanga sempre vivo il grande dubbio su quale sia il confine tra realtà e falsità. Ogni lettore si farà la sua opinione.

 

[4] – Cfr. pp. 11-20. Per approfondire, cfr. UMBERTO SANTINO, Storia del movimento antimafia. Dalla lotta di classe all’impegno civile, Editori Riuniti University Press, Roma, 2009.

 

(www.excursus.org, anno III, n. 21, aprile 2011)

 

http://www.excursus.org/attualit%C3%A0/GrisoliaSantino.htm

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