Recensione di Augusto Cavadi del volume 'Trapani fra le due guerre' di Salvatore Costanza
SALVATORE COSTANZA
Trapani fra le due guerre
Di Girolamo Editore
Quanto è cambiata la Sicilia da cento anni ad oggi? Intuitivamente lo immaginiamo un po’ tutti, ma altra cosa è misurare il cammino - pur lento, accidentato e contraddittorio – in maniera analitica. Per questo genere di misurazioni non ci sono scorciatoie: bisogna fare storia locale e farla senza provincialismi, con un occhio alle vicende particolari ed un altro ai contesti globali. E’ quanto ha provato, con paziente lavoro sulle fonti di prima mano e con risultati apprezzabili, il trapanese Salvatore Costanza con le vicende della sua città scandagliate - dopo altri volumi a partire dal XVI secolo – con un recente saggio sul ventennio tra la fine della prima guerra mondiale (1918) e l’inizio della seconda (1939).
L’esordio sa di attualità: la differenza di prezzo dei prodotti agricoli e ortofrutticoli dal produttore al consumatore è enorme, a vantaggio di intermediazioni commerciali speculative, se non proprio parassitarie. La gente soffre, prefetto e politici promettono rimedi, ma in effetti non cambia nulla. Neppure le agitazioni contadine del 'biennio rosso' (1919 – 20) sortiscono effetti degni di nota. Anzi, no, alcuni effetti si registrano: stragi di sindacalisti, militanti socialisti, contadini inermi (a livello locale), quasi a concorrere, con conflitti simili in altre zone del Paese, all’avvento al governo del partito fascista (a livello nazionale).
I ceti abbienti di Trapani fascisti lo diventano secondo, per così dire, la tradizione cittadina: senza particolare entusiasmo (pare che nessuno dei numerosi squadristi trapanesi presenti a Napoli al congresso che decise la marcia su Roma del ’22 vi abbia poi partecipato effettivamente), con qualche pigrizia e molta capacità di sfruttare il nuovo regime. Secondo l’autore, persino nella fase ‘rivoluzionaria’ il fascismo dovette scendere a patti con il blocco dei grossi proprietari terrieri trapanesi: dunque, anche, con porzioni non trascurabili di mafiosi. Lo stesso 'prefetto di ferro', Cesare Mori, 'durante la sua reggenza a Trapani (tra il 1924 e il 1925) si esercitò abilmente nel senso di colpire le attività extralegali, ma conservando la rete delle complicità mafiose nel ceto agrario' (p. 26). Da questo connubio , più o meno sincero, tra regime fascista e notabili del conservatorismo locale si formò - o, secondo i casi, si rafforzò – il dominio di alcune famiglie i cui cognomi (Todaro, Salvo, Adragna, D’Alì...) ricorrono frequentemente anche nelle cronache odierne. Un dominio che, anche se – come nel caso dei D’Alì - originato da attività imprenditoriali di tipo marittimo, si trasformò inesorabilmente in imprese di terra (agricoltura e produzione del sale, soprattutto) e in iniziative finanziarie (come la 'Banca Sicula').
Queste e simili traiettorie spiegano il destino di Trapani che, da porto animato e proiettato sulla vicina Africa (1912-14), diventa il capoluogo di un entroterra in cui si ricostituiscono i grossi latifondi a spese dei piccoli coltivatori diretti incapaci di mantenere gli appezzamenti acquistati a fatica nei primi decenni del XX secolo.
La storia raccontata da Costanzo in questo volume si ferma all’inizio dell’ultima guerra mondiale e il lettore non può fare a meno di auspicare un ultimo passo avanti che porti l’autore sino ad interpretare la fluida realtà odierna di una città a vocazione frustratamente mediterranea.
Augusto Cavadi
Riquadro sull’autore:
Salvatore Costanza, pubblicista (ha collaborato con 'L’Ora') e storico (ha collaborato con il Centro 'G.G. Feltrinelli' di Milano), ha insegnato in istituti superiori ed universitari. Nel 2000 è stato insignito del 'Premio per la cultura' della Presidenza del Consiglio. Tra i suoi contributi: La Patria armata (1989), La Patria è il mondo? Socialismo, emigrazione e nazionalità tra Italia e Australia (1992), L’utopia militante (1996), La libertà e la roba (1996). Tra Sicilia e Africa. Storia di una città mediterranea (2005), Cultura e informazione a Trapani fra Otto e Novecento (2006).
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